27 Ottobre 2022 - Preistoria e sapori terredipregio

27 Ottobre 2022 - Preistoria e sapori terredipregio

Mar 20, 20240 commenti

TERZO GIORNO NELLE TERREDIPREGIO

L’ultimo giorno nelle terredipregio il gruppo è rodato e le atmosfere, i profumi e i sapori di questi luoghi sono ormai entrati sottopelle a tutti i giornalisti ospiti. Anche grazie alle guide locali che ce lo hanno raccontato.

Dopo una bella colazione in Hotel in cui ci si ritrova e si racconta il vissuto del giorno precedente si parte già con una vena di nostalgia alla volta di un luogo dal nome assai evocativo, Collepazzo.

Qui ci attende Lorella Reale, una giornalista, filmaker e intellettuale che ha deciso di dedicare la sua seconda vita, insieme al marito Piero Riccardi, al vino naturale e alla biodinamica. Davanti alle sue vigne adagiate su un dolce pendio digradante ci appassiona con il suo sapere e la voglia di diffondere e condividere quello che capiamo bene non essere solamente un lavoro, ma una idea di vita. Lorella parla delle sue vigne e del modo in cui esse vivono e producono in armonia con l’ambiente con una delicatezza e una profondità rara, creando una magica empatia con tutto il gruppo che ascolta incantato e curioso. Qui tutto sembra fermo e ancestrale ma in realtà capiamo che la dinamica della natura è qui assecondata e non forzata.

Dopo questo tuffo nel mondo della biodinamica e del vino naturale la tappa seguente è un viaggio totalmente inaspettato proprio nelle viscere di quella terra che abbiamo appena imparato essere così viva, fertile e potente insieme a Lorella. Ad appena qualche chilometro di distanza dalle belle vigne di Collepazzo ci attende un varco nelle viscere della Terra, la grotta dell’Arco a Bellegra. Silvia Baroni la nostra guida e il nostro Cicerone ormai ci attende al varco dell'antro della spelonca e ci prende per mano per traghettarci nelle viscere della terra.

La grotta deve il suo nome all’arco di roccia presente all’ingresso del sito, una cavità carsica venuta alla luca solamente nel 1911 dopo il prosciugamento di un lago artificiale che era utilizzato come riserva idrica per l’agricoltura. Nel 1925 la grotta venne esplorata prima dal Circolo Speleologico Romano e poi ancora più in profondità nel 1966 dal Gruppo Speleologico Grottaferrata che riuscì a forzare la strettoia finale per arrivare fino all’attuale fondo.

La visita alla grotta si estende in lunghezza per circa un chilometro in un affascinante viaggio tra stalattiti, stalagmiti, inghiottitoi, e camere per l'osservazione della fauna di grotta, in particolare chirotteri, anfibi e ancora micro e mesofauna tipica di tale strutture. A metà del percorso però la magia vera. Un tesoro unico e prezioso che non ha eguali in nessuna grotta appenninica nel Paese, una pittura rupestre preistorica databile tra le ultime fasi del Neolitico e le prima metà del Bronzo e del Rame, all’incirca tra il 4000 e il 3000 avanti Cristo. Nascosta proprio tra le rocce carsiche appare una piccola scena disegnata sulla parete che dà la cifra esatta di una frequentazione umana antica di questi luoghi, 4 pitture rosse e 5 nere, figure antropomorfe maschili decisamente schematizzate ma che chiaramente svelano una scena di adorazione mistica e religiosa segno forse di un luogo sacrale collegato al culto delle acque.

Queste meravigliose pitture sono tipiche della tarda preistoria, che trovano pochi riscontri stilistici nella penisola italiana, ma notevoli analogie con immagini dipinte nelle grotte della penisola iberica e della remota isola di Levanzo nell’arcipelago delle Eolie in Sicilia.

Una perla straordinaria di questi luoghi evidentemente abitati dall’uomo fin da età ancestrali che ci danno l’idea di una profondità culturale e sociale impagabile e inimmaginabile di questi luoghi, almeno fino ad ora.

Per concludere nella socialità e e nella convivialità finiamo nella casa/cantina di Piero Riccardi e Lorella Reale per assaggiare finalmente i vini da loro prodotti.

Piero ci accoglie nella sua bellissima casa appena fuori Bellegra, un piccolo eremo abbarbicato su un colle con una vista clamorosa a 180 gradi sui Monti Prenestini, i Castelli Romani e anche il mare Tirreno in lontananza. Piero ci ammalia con il racconto della sua idea di vino, che è potente e semplice allo stesso tempo. Un vino frutto di una idea olistica di che cosa significa essere contadini e viticultori. Dei vini schietti, succosi, vivi e vibranti che rendono coerenti e forti nel bicchiere la visione della vita e dell’ecologia di Piero e Lorella. Ma la cosa più straordinaria e coerente con il tutto che abbiamo imparato ad apprezzare dalle parole dei nostri ospiti è che la vigna non produce solo uva e vino di conseguenza, ma una infinità di erbe spontanee che sono tutto il corredo di un ecosistema che nella filosofia naturale Piero non combatte. Non sono piante aliene da distruggere a colpi di diserbante e agenti chimici ma parte di un ampio e variegato ecosistema e di un equilibrio delicato ma radicato in quell’ambiente. Ed è stato straordinario assaggiare le vigne di Piero e Lorella non soltanto con i loro vini ma con tutte quelle erbe che Piero sapientemente custodisce e raccoglie e che ci ha magistralmente cucinato in accompagnato ai suoi vini. Un pranzo all’insegna di nuovi saperi e sapori per tutti noi che ci ha fatto comprendere in pieno il senso, la cultura, la civiltà e la profondità che queste terredipregio custodiscono e che grazie a tutti i produttori e soci di questo nuovo straordinario progetto collettivo iniziano a farsi conoscere al mondo.

Jacopo Manni (ufficio stampa)

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